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12 annate di Volnay En Champans di Joseph Voillot

Qualche esperienza con vecchie annate di Voillot ci è toccata durante le nostre visite in cantina, momenti in cui Jean-Pierre Charlot stappò bottiglie prodotte tra gli anni ’70 e ’60. Jean-Pierre è una persona molto generosa che, sin dal primo momento, ha avuto un occhio di riguardo nei nostri confronti. Un personaggio di forte personalità che emana simpatia anche se una facciata severa potrebbe, al primo momento, far pensare diversamente. Un suo commento nei nostri confronti ci riempie d’orgoglio. ” J’ai beaucoup de respects pour les gens qui comme vous sont passionnés par le vin et ses hommes….. bien loin des hommes qui ne songent qu’au business !!!!!! “.

È partendo da queste motivazioni che abbiamo voluto organizzare una verticale condividendo con amici un momento magico. Una degustazione fino ad ora mai proposta entro i confini elvetici e che rappresenta uno dei sogni degli appassionati del “pinot bourguignon”. Grazie al rapporto instaurato con Jean-Pierre non è stato difficile coinvolgerlo nell’organizzazione, a lui è stata affidata la scelta delle annate. Troppo scontato proporci solo le annate ritenute migliori, ha voluto in particolare sorprenderci con millesimi poco reputati e sotto stimati dalla critica specializzata. Vini capaci di trasmetterci la vera essenza di questa vigna abile a reagire nel migliore dei modi anche alle condizioni avverse.

Joseph Voillot ha fortemente contribuito allo sviluppo dei vini di Volnay, dando vita ad un’azienda che ha fatto la propria fortuna seguendo la strada del classicismo, disegnando vini di grandi complessità evolutive e capaci di esaltarsi in tutta la loro linearità. Oggi il domaine è costituito da una decina di ettari sparsi tra Meursault, Volnay e Pommard,  l’obiettivo principale è di far rivivere nei vini l’originalità di queste grandi terre. Una storia iniziata all’inizio del 19° secolo e proseguita fino al secondo dopoguerra senza grandi sussulti. Fino ad allora le uve coltivate erano vendute alle grandi “maisons” di Beaune per le vinificazioni e la commercializzazione. Con l’avvento del giovanissimo Joseph Voillot dal 1945 le strategie cambiarono completamente, da quel momento l’intero percorso produttivo fu eseguito in azienda. Voillot si ritira nel 1995 dando spazio al genero Jean-Pierre Charlot che ne ha garantito la continuità fino ai giorni nostri. Joseph Voillot è deceduto il 22 luglio 2014 lasciando un grande vuoto. Charlot ha da sempre lavorato nel mondo del vino ma solo in un secondo tempo si è applicato in vigna e in cantina diventando anche il mentore di molti giovani produttori bourguignon.

Volnay En Champans è incontestabilmente il fiore all’occhiello del domaine, è posizionato nella parte inferiore del settore 1er cru di Volnay, ai piedi della collina a due passi dalla cappella di Croix de Chemin. È circondato da Carelle sous la Chapelle, Le Ronceret, En Caillerets e delimitato nella sua parte superiore dalla Route D973. Un territorio di primo piano che conferisce ai vini una sostenuta struttura, una particolare finezza aromatica e soprattutto una capacità d’invecchiamento fuori dal comune. Di ampie dimensioni per i canoni borgognoni, ha una forma quasi rettangolare, poggia su deboli pendenze nella parte bassa ma più accentuate in quella più elevata. Ha condizioni piuttosto omogenee perché la gran parte delle parcelle tagliano la collina in senso verticale. In questo cru l’azienda è proprietaria della parcella nr. 218, poco più di un ettaro nell’estremo nord della denominazione  delimitata da un muro in pietra. Qui le vigne godono di forti pendenze, suoli poco profondi, ciottolosi e di elevata insolazione. Furono acquisite negli anni ’30 poi parzialmente reimpiantate tra gli anni 70 e 80. Joseph Voillot  lo produsse per la prima volta nel ’46, vinificato nel classico metodo bourguignon con diraspatura totale, fermentazioni attivate da lieviti indigeni e malolattica spontanea; l’affinamento avviene in “pieces borgognone” da 228 litri.

LA DEGUSTAZIONE VERTICALE

Le bottiglie fino a poche settimane dalla degustazione sono sempre state custodite nelle cantine dell’azienda.

La classicità dei vini è interpretata a meraviglia dalla leggerezza cromatica, una luminosità e una brillantezza che introducono un Pinot noir vecchio stampo ben diverso da quelli scuri e concentrati spesso prodotti ai nostri giorni.

Conclusione

Una verticale che ha lasciato il segno e che ha saputo mettere in evidenza in modo originale il carattere delle diverse annate. È sbalorditivo come questo vino sappia modificarsi nel tempo. Pieno di esuberante gioventù nei primissimi anni di vita, austero e riflessivo in quelli successivi, complesso ed elegante dopo una quindicina d’anni …. “Vive la Bourgogne”

Un “grand merci” da parte nostra a Jean-Pierre Charlot per l’occasione concessaci.

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